Un passo dietro l’altro… e sorprendersi che ci siamo.

Un passo dietro l’altro… e sorprendersi che ci siamo.

Sono allergico alle feste, ai convenevoli, a tante cose…   Per cui il mio compleanno lo dice Facebook, mentre io di solito lo taccio.

Devo però riconoscere che l’augurio di un caro amico, Francesco Giuseppe Pianori, mi ha fatto lasciare tutto e mettermi a scrivere qui.

Ecco cosa ha scritto sulla mia bacheca Facebook:

Auguri di Buon Compleanno, Emanuele.
“E mentre, lieve, l’ombra cede al chiaror nascente, fiorisce la speranza del Giorno che non muore” 
Passano gli anni, si susseguono i giorni e il compimento si avvicina. 
Il tempo non ci è nemico…

Un inno che ho recitato mille volte durante le Lodi, ma che non ho mai pensato di correlare a quel segno del passare degli anni che è il compleanno.

È proprio vero, il tempo non ci è nemico, è l’approssimarsi del compimento. “Noi siamo fatti per conoscere chi ci ha fatto”, cosa mai può farci paura? E posso dire con orgoglio che adoro invecchiare, mi piace percorrere questa strada, più in fretta possibile, certo della meta e gustando ogni passo, anche quelli dove inciampo brutalmente.

E così anche scorrere semplicemente le centinaia di auguri sulla bacheca, uno ad uno, alcuni di sconosciuti, altri di carissimi amici, tanti dei propri alunni, fa percepire (grazie al post di Pianori) la verità di quelle parole del don Gius, dedicate al suo amico Angelo. L’unico vero significato lieto del festeggiare il proprio compleanno.

«Carissimo, è la prima volta ch’io ti faccio gli auguri per il tuo compleanno. È la prima volta che ne so la data. E nel compiere questo lieve atto di amicizia provo una gioia così grande, ch’io mi meraviglio di me stesso. Immagini se tu non fossi nato, quale meravigliosa cosa di meno ci sarebbe al mondo? Una meravigliosa cosa che c’è perché è tutta un dono. Il compleanno è il giorno in cui fisicamente si sente l’amore di Dio che ci ha fatti, potendoci non fare: «prior dilexit nos»: ci si sente «fatti», con stupore. È il giorno in cui si adora nostro papà e nostra mamma: lo strumento sensibile. Crea tante altre cose meravigliose! È un augurio così violento, quasi lo facessi a me stesso. Sento la tua gioia, di trovarti tra i tuoi monti. Auguri anche di goderti tanto anche questi».

(Lettere di fede e di amicizia,  ad Angelo Maio)

C’è qui tutto il segreto del fascino della filosofia che insegno; mi sovviene la scoperta della nozione tomista dell’ esse ut actus, della perfezione dell’essere nel suo semplice porsi, una ricchezza infinita nel semplice atto di esistere.

Lieti perché ci siamo. Ecco perché è bello farsi gli auguri.

Grazie a tutti, amici, di esserci!

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